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IL CROCIFISSO DI DIEGO VELAZQUEZ


IL CROCIFISSO DI DIEGO VELAZQUEZ  


Molti quadri di Velázquez portano il segno di uno sguardo appassionato e insistente
sull'uomo, soprattutto se intaccato dalla ricchezza e dal potere. Proprio non volendo subire
il buio nell'uomo e attorno all'uomo, alcune opere furono ritenute farsesche e grottesche.
Su questa linea di recupero della relazione ambigua bianco-nero si erano già trovati diversi
pittori. La pittura lombarda avviò una riflessione sulla proiezione luminosa del nero.
Leonardo accentuò l'attenzione al chiaroscuro nella Vergine delle Rocce. Dopo di lui Tiziano
soprattutto nel "Martirio di San Lorenzo nella Chiesa dei Gesuiti di Venezia. Diego arrivò
tardi ad apprezzare le scintille che scoccano dalla realtà tra chiaro e scuro e rimase
artisticamente solo.  
Fu questa solitudine una scelta di impotenza oppure un segno di grandezza? Per noi la
grandezza filosofica e teologica delle opere segna la differenza tra grandi e mediocri. Noi
vogliamo considerare la pittura non l'esaltazione di un imbianchino, ma la meraviglia del
fatto che alcuni uomini nel nostro mondo riescono a guardare al di là della nebbia umana.
Per questo l'opera grandiosa del "Cristo in croce" del Velázquez non è una proposta
devozionale, ma l'esplosione e la pubblicazione che il "crocifisso' è il centro della storia del
mondo.  

 
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